Ho incominciato a interessarmi di gemme più di venticinque anni fa a Sri Lanka, dove per lungo tempo ho lavorato con alcuni gioiellieri dell'isola impegnandomi nella vendita di pietre e gioielli. Il mio primo contatto con il mondo dei cristalli è stato quindi di natura commerciale ma, data la mia scarsa dimestichezza con conti e questioni di denaro, non avrei retto più di un mese un simile lavoro se il commercio non si fosse svolto in modo del tutto speciale a Sri Lanka. I gioiellieri singalesi infatti vendevano le gemme classificandole non tanto in base al prezzo, ma secondo le leggende e le storie che sapevano raccontare, per le loro virtù magiche e terapeutiche, per il taglio speciale e unico che metteva in risalto fenomeni ottici particolari come l'asterismo, ossia la magnifica stella a sei punte che compare sulla superficie cabochon di rari corindoni e più modesti quarzi. Ricordo che mi affascinava particolarmente come descrivevano certe caratteristiche fisiche delle gemme: per esempio il diamante non può essere scalfitto da nessun altro minerale perché tutte le divinità hanno voluto concorrere alla sua creazione, è la gemma più forte perché racchiude in sé tutte le virtù divine e poiché l'insieme di tutte le virtù dà la massima trasparenza, il diamante è incolore; il diamante è anche la pietra dello yogin perché solo la persona illuminata riesce a cogliere nell'assenza di colore le tonalità dell'arcobaleno. Quando fui costretta a lasciare Sri LanKa, per motivi personali ma soprattutto a causa delle sanguinose lotte tra tamil e singalesi, decisi di iscrivermi all'istituto di gemmologia; lì imparai a classificare i cristalli, a conoscere la loro composizione chimica e le loro caratteristiche fisiche e ottiche. Il rigore scientifico, che poneva forti limiti alla fantasia, mi stimolò a fare paragoni divertenti: ad esempio quando il docente spiegava che un rubino di un carato è più piccolo di uno smeraldo della stessa caratura perché il peso specifico del corindone è 4, e quindi occupa meno spazio del berillo il cui peso specifico è 2.72, immaginavo cosa avrebbe potuto rispondere un orientale alla domanda : "perché a parità di peso uno smeraldo è più grande di un rubino?" . "E' sufficiente una piccola scintilla per accendere il fuoco di cui il rubino è il simbolo, mentre la fecondità e la speranza evocate dallo smeraldo hanno bisogno di molto spazio e tempo per realizzarsi" . Così avrebbe potuto rispondere un orientale. Era insomma il mondo delle analogie e delle corrispondenze a mancarmi. Durante alcuni viaggi in Sud America scoprii che gli sciamani usano le pietre per diagnosticare le malattie e per curarle, ma anche per divinare il futuro e per comprendere difetti e pregi della personalità. In Nepal ricorrono alla turchese per assicurasi una crescita felice, sia fisica che spirituale; in Africa il corallo rende fertili le donne, In Perù lo smeraldo evita gli aborti. C'è un'antica conoscenza sulle pietre, tramandata soprattutto oralmente, riscontrabile in qualsiasi parte del mondo. Ed è davvero curioso come in luoghi lontanissimi nel tempo e nello spazio i cristalli, se pur utilizzati nei modi più disparati, vengano universalmente riconosciuti come potenti ricetrasmettitori di energia.
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